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Il ventesimo Archetipo REISH funzione PERFEZIONANTE

Il video su YouTube è al seguente link: 

http://www.youtube.com/watch?v=H0xM_yKOpkU

Lettera Reish ESCAPE='HTML'

Il seguente lavoro è nella prima parte una ricerca tratta da vari testi ed autori con l'aggiunta di ampie riflessioni personali, conseguenza del trovarci nella via ionica del viaggio fra gli Archetipi.

La parte finale è invece dedicata ai Maestri di Shamballah che, grazie alle loro parole, ampliano la nostra comprensione.

***

La REISH è l'Archetipo in cui c'immergeremo nel nostro studio e la sua energia c'introduce nella funzione PERFEZIONANTE: è la forma che perfeziona o completa.

Archetipo Reish ESCAPE='HTML'

Rappresenta il miglioramento, la sublimazione della materia, il perfezionamento, il completamento, la progressione, il rinnovamento delle cose in relazione al loro movimento.

E' la funzione che modifica stati inferiori della materia, in stati superiori: lavora in verticale.

Spiritualmente rappresenta lo Spirito Santo o Soffio Divino che feconda le intelligenze e porta l'azione redentrice, la penetrazione spirituale, il sollievo, la guarigione, il ristabilirsi della salute fisica, morale ed intellettuale.

Entrando nell'influenza della Reish l'Iniziato ottiene la liberazione, il disimpegno, la riparazione dei torti subiti, l'equo giudizio dei posteri, il profetismo ed indica la nascita del discernimento ad ogni livello.

Rappresenta la medicina universale, la resurrezione, la testa, il vero pensiero che penetra nell'uomo attraverso la terza “piccola morte”: è l'Essere che diviene omogeneo.

La Reish è funzionalmente simile al quattordicesimo Archetipo: Nun che rappresenta la trasformazione.

Lettera Nun ESCAPE='HTML'

Entrambe agiscono sulle forme modificandole, ma mentre La Nun è priva di direzione, ossia la trasformazione può avvenire in ogni senso, la Reish ha una direzione verso l'alto, verso un miglioramento.

L'alfabeto che ha colto al meglio questa caratteristica è quello dell'antico Egitto: il geroglifico che esprime la Reish è infatti un ovale.

Lettera  alfabeto egizio ESCAPE='HTML'

Equivale alla bocca aperta o all’organo sessuale femminile che si apre nell’amplesso ed è un chiaro richiamo alla vescica piscis, che abbiamo trattato con la Nun.

Il vocabolo “geroglifico” deriva da un termine greco formato da due parole: ‘hieros’ (sacro) e ‘glyphein’ (incidere) ossia “scrittura sacra”.

Per il popolo egizio i geroglifici equivalevano alla Bibbia degli ebrei.

Il geroglifico del nostro Archetipo è un ovale in posizione orizzontale: le linee orizzontali simboleggiano la materia, il femminile, lo stato ricettivo.

E' una vescica piscis orizzontale ed indica che sono le cose in basso che vengono fecondate dal Verbo, da Dio, dallo Spirito Santo.

Dio è Verbo e come tale feconda “la bocca, la parola” di colui che è giunto a questo stadio del proprio percorso iniziatico.

C'è insomma, la sublimazione della materia attraverso il Soffio Divino.

 

Tutte le forme nello spazio tempo sono soggette a continue modifiche, che le portano al deterioramento od al contrario ad una forma talmente perfetta da raggiungere proporzioni auree.

Quando la forma ha raggiunto un livello di perfezione massimo si libera dal tempo e dallo spazio diventando eterna.

Uomo perfetto che esce dal bozzolo ESCAPE='HTML'

La forma perfezionante è il motore che spinge alla ottimizzazione delle caratteristiche degli oggetti in modo da avere la massima funzionalità: per esempio un orafo che dà vita ad un anello applicherà la forma perfezionante in modo da dare allo stesso una forma di cerchio corrispondente al dito che lo dovrà indossare.

Possiamo chiamarlo anche l'Archetipo della bellezza.

Rappresenta l'orizzonte di ogni artista.

La figura geometrica che rappresenta la Reish è l'icosaedro rombico composto da venti rombi uguali.

Icosaedro rombico ESCAPE='HTML'

Il rombo, simbolo di trasformazione nel bidimensionale, lo troviamo qui in un piano superiore e viene chiamato icosaedro d'oro poiché possiede le diagonali di ciascuna faccia in rapporto aureo.

L'icosaedro rombico non è iscrivibile nella sfera.

Sappiamo che la geometria è una lingua, un codice divino, che va letta non solo visivamente, ma anche intuitivamente: cosa vogliono dirci tali caratteristiche?

Questo aspetto descrive magnificamente la funzione perfezionante poiché la sfera sarà l'effetto (la perfezione raggiunta) e non la causa.

Ricordiamo che con il diciannovesimo Archetipo eravamo entrati nell'ultimo ternario:

Causa ( La Qoph)

Azione (la Reish)

Effetto.

La causa, il suo movimento, è una forma che non potrà mai essere perfetta, potrà solo tenderci. La perfezione è un orizzonte senza fine che dona all'umanità la possibilità di elevarsi sempre di più.

Se l'Archetipo sublimante esprimesse la perfezione assoluta infatti, sarebbe una forma con una funzione finita e una volta raggiunto il limite non esisterebbe più alcuna possibilità di miglioramento.

 

Eravamo rimasti all'esagono centrato rappresentato dal 19° archetipo. I numeri esagonali centrati rappresentano la cristallizzazione della forma base, differenziatasi in maniera esponenziale: tale forma prima è il punto, l'Uno.

L'intersecazione degli esagoni dà luogo, nel piano, a rombi che sappiamo essere simbolo di trasformazione. 

Intersecazione esagoni

Noi tuttavia ci troviamo nelle figure tridimensionali: cosa accade quando invece di rappresentazioni bidimensionali utilizziamo i poligoni?

Avremo descritto geometricamente l'ascensione, il movimento superiore dei poligoni, la trasformazione verso l'alto, verso piani superiori.

La lettera dell'alfabeto che rappresenta la Reish è la R.

E' la sedicesima lettera dell'alfabeto latino, diciottesima di quello italiano e proviene dal “ro” greco e dal “resch” dei fenici e degli ebrei, dove era detta "la canina" perchè il suo suono ricorda quello di un ringhio.

 

Il numero associato all'Archetipo di cui ci stiamo occupando è il 20

e si può definire in vari modi: 

10+10=l'Adamo Celeste congruente all'Adamo Terrestre.

11+9 = la penetrazione nel senza forma.

12+8= i limiti delle forme, riparo per la sperimentazione.
13+7= la vittoria sulla morte.

14+6= la trasformazione continua della polarità congiunta.
15+5 = l’esigenza spirituale.

16+4= la stabilità fra interiore ed esteriore.

17+3=l'espansione dei cicli.

18+2= il movimento continuo della Conoscenza attraverso la divisione della polarità.
19+1-=la materia trasmutata che comincia un nuovo ciclo.

Numero venti ESCAPE='HTML'

Pochi numeri riescono ad esprimere con tanta chiarezza il concetto di dualità, di direzione e di movimento.

E' un numero che parla e ci dice: tutta la Conoscenza è impermanente, in continua trasformazione e perciò inafferrabile nella sua infinità.

Allo stesso tempo ci indica che la Conoscenza, indipendentemente dal nostro giudizio, è un fenomeno che ci permette di crescere.

Le dottrine orientali insegnano da sempre la lezione del numero venti: il qui ed ora, il non trattenere nulla poiché tutto, persino la saggezza, si trasforma incessantemente per migliorare:

“Devi lasciare andare continuamente ciò che sei e ciò che sai, perché nello zero, che segue il 2 del nostro numero, è contenuto il Nulla, ossia il Tutto”.

E' una indicazione per coloro che raggiunta una certa saggezza vi si aggrappano pensando di “essere arrivati” ed abbiamo visto, grazie all'icosaedro, che la perfezione non esiste, può essere solo un orizzonte a cui tendere.

Il 20 rappresenta la fede, ma una fede basata sulla conoscenza non una fede cieca: nulla è ancora formato e tutto è possibile.

L'iniziato sa però che ciò che non è, grazie alla sua conoscenza, sarà.

E' l'origine della tranquillità interiore.

Numero zero ESCAPE='HTML'

Notiamo ancora che il 20 rappresenta un numero duale e che è formato dal 2, la Beth, funzione contenitore è lo 0, il numero principe di ogni altro numero che non contenendo alcun valore, esprime ogni valore possibile.

Lo zero è il perfetto equilibrio che dà origine, nello spazio tempo ad ogni altro numero (e quindi ad ogni altra forma) possibile, sia in senso negativo, che positivo.

Il 20 quindi, rappresenta la Beth, non più in forma ideale, ma concreta, o meglio, cristallizzata o sublimata poiché siamo nell'ultimo ternario che darà forma all'Adamo Terrestre, la copia terrena dell'Adamo Celeste.

E' un numero di passaggio, il verbo non ancora oggettivato, nulla di preciso, un disordine che però ha la scintilla dell'ordine contenuto in sé.

Possiede un valore indeterminato, indica una quantità notevole o limitata a seconda del contesto:

quando noi affermiamo: “ci sarò stato venti volte” indichiamo parecchie volte, un qualcosa di non quantificato eppure che denota abbondanza.

Quando invece affermiamo: “pronunciò venti parole in tutta la serata” il venti assume un valore di scarsezza.

Il 20 rappresenta l'evoluzione, il continuo divenire della Creazione Intera: il piccolo uomo ha compreso, raggiungendo questo numero, che ogni espressione della vita terrena è una crescita, un'espansione, indipendentemente dal giudizio umano.

Tutto è crescita, anche ciò che l'uomo ritiene indegno si trasforma continuamente attraverso il gioco della polarità, della dualità e non ci sono creazioni migliori di altre; tutto cresce verso l'alto ed è solo l'occhio dell'uomo a creare il punto di vista.
 

Con questo numero l'uomo raccoglie il vero significato dello zero, di ciò che viene definito materia oscura e comprende che tutto ha origine da ciò che “non è” prima di essere.

E' diventato capace di agire su ciò che “non è” per oggettivarlo attraverso la sua stessa Parola.

Rappresenta quindi il cambiamento, in bene od in male, ma anche una certa dispersione, poiché il Ternario non è ancora completo e se l'individuo si fermasse a questa tappa dell'ascensione non oggettiverebbe mai ciò che il venti annuncia con la sua presenza.

E' una realizzazione da un altro punto di vista, più elevato, più cosmico. Rappresenta la fede in ciò che è stato annunciato e che però non è ancora manifesto.

L'Adamo Terrestre però, giunto a questo stadio del suo percorso iniziatico, pur vivendo ancora in un mondo ideale, è diventato così forte da sapere che la propria fede verrà premiata.

Non si tratta di una fede senza senno, ma una fede che è ricca delle Conoscenze che lo Spirito Santo ha risvegliato in lui.

E' il premio dietro alla porta e lui ne è consapevole.

Il venti rappresenta il Dio solare presso i Maya: un mese nel calendario religioso Maya comprendeva infatti venti giorni. 

Calendario Maya ESCAPE='HTML'

I Galli ed i Maya operavano su una base matematica a numerazione vigesimale.

Nel Buddismo un Kalpa designa una “durata infinitamente lunga”.

Un grande Kalpa si divide in quattro fasi e ciascuna si compone di 20 piccoli Kalpa, i quali si scompongono in ere di ferro, bronzo, argento e oro.

Abbiamo i Nackas, venti volumi di teologia e filosofia appartenenti all'opera di Zoroastro.

Per i musulmani tunisini si celebra il capodanno Giuliano il 13 Gennaio che dà inizio alla prima delle 20 “notti nere”, seguenti alle 20 “notti bianche” e che rappresentano il periodo più freddo dell’inverno.

Fra i venti aminoacidi naturali diciannove sono attivi sotto la luce polarizzata in senso orario o antiorario, eccettuato uno che è la glicina.

Diciannove sono gli scritti divini dati ai venti profeti menzionati nel Corano.

E' interessante quest'ultimo particolare: sappiamo che Dio parla attraverso i numeri e con il 19 si è arrivati ad un limite dopo il quale l'uomo che ha raggiunto la propria divinità è divenuto profeta di se stesso.

E' un Re nel proprio regno, in se stesso.

Da questo momento in poi ciò che farà sarà sua unica responsabilità, ma in questo regno è compreso il seme della vittoria poiché non vi è nulla di casuale.

E' la Beth, lo Spirito Santo che è contenuta in questo uomo nuovo e tutto è destinato ad ascendere.


 

Nell'ebraismo la ventesima lettera è la Reish con il significato di “testa” ad indicare il luogo dove avviene l'illuminazione.

Il suo nome deriva dall'espressione “sali e prendine possesso” ed esprime l'attributo di coloro che “fanno ritorno” e prendono possesso “dell'eredità eterna”.

Lettera Reish

Letteralmente si traduce la “Testa Bianca” o la “Testa del Benedetto in Verità” dalla quale il fluido intelligente della vita scorre in ogni direzione dell'universo.

 

La Testa Bianca rappresenta la prima Sephira, la Corona o la prima luce attiva. E' il “capo” inteso come consapevolezza, come protezione dal male. 

Sephiroth e Corona ESCAPE='HTML'

Rappresenta la medicina e la resurrezione, il vero pensiero che penetra nell'uomo attraverso la morte, ossia il continuo mutamento delle forme. E' il rinnovamento, il cambiamento.

Altri significati che vengono dati dai cabalisti sono:

male

rumore

guarigione

povertà.

Viene spontaneo chiedersi come possano tanti termini differenti coesistere in un unico Archetipo e trovare l'unità dietro tale paradosso; integriamoli: la vedrete evidenziata lungo il discorso seguente.

In questa lettera l'ebraismo e le scienze orientali in genere trovano il punto di maggiore incontro: la mente, la testa, è la sede dove si svolge l'illusione della battaglia universale fra male e bene.

Può essere un luogo terribile, dove un uomo si perde e diventa POVERO di Spirito: si riferisce qui alla povertà del pensiero umano, dove l'uomo può perdersi dietro le mille immagini astrali che la mente gli offre senza mai raggiungere una soluzione a tale dualità.

Secondo uno scrittore sul diritto Mr. Afterman, la battaglia per la mente è la battaglia per il contenuto delle sue immagini; egli dice che questo conflitto che si svolge nella mente, è la battaglia per l'essenza stessa della persona.

E' tuttavia nello stesso luogo che può avvenire la GUARIGIONE dal male, una volta compreso nel suo vero valore.

La povertà che la mente descrive nelle immagini capovolte della verità, una volta comprese nella loro necessità di esistere ed una volta integrate, formano la “Testa del Benedetto in Verità”.

Egli ha integrato ogni parte di se stesso, al di là del giudizio umano ed ha quindi capovolto il valore della mente che diviene così benedizione, la via d'uscita.

Così come facciamo attenzione al cibo che sostenta il nostro corpo, così dobbiamo monitorare i nostri processi mentali.

La lavorazione a specchio, ossia il fatto che noi vediamo una realtà attraverso lo specchio della materia, se lasciata scorrere senza consapevolezza, ti fa sentire impotente, senza speranza: non c'è fine al MALE, tutto sembra impossibile.

Ci sono due fonti che agiscono in noi, volute per la nostra crescita: il male ed il bene.

Se continuiamo a mantenere la nostra vista sul male non riusciremo mai a raggiungere quel bene che bramiamo.

E' solo con uno sforzo di volontà che possiamo rivolgerci al bene, che rimane nascosto eppure sempre presente ed è in quel momento che lo vedremo. 

Lavorazione a specchio

Riuscendo a girare il nostro sguardo e ad andare oltre le battaglie della mente, che sono un continuo RUMORE che distrae dal silenzio che è verità e vive oltre la mente, capiremo subito l'importanza della dualità: come potremmo crescere e perfezionarci senza la povertà di quelle terribili immagini che nel piano opposto però, ci mostrano chi siamo veramente, la nostra divinità?

Ecco che la funzione perfezionante ha necessariamente bisogno di lavorare nella dualità, di confrontare un prima più povero ad un dopo più ricco di consapevolezza.
 

La testa diventa quindi il mezzo per la GUARIGIONE: può rimanere in uno stato di caos RUMOROSO , ma nello stesso tempo può portare alla guarigione, alla liberazione, alla “Testa del Benedetto in Verità”.

Ecco spiegati tutti i termini apparentemente antitetici fra loro: povertà, male, rumore, guarigione.

 

Il pittogramma della Reish è molto simile alla Dalet (quarto Archetipo, funzione stabilità).

Dalet e Reish ESCAPE='HTML'

L'unica differenza fra le due lettere si trova nell'angolo superiore destro: nella Dalet è acuto mentre nella Reish è arrotondato.

La curva della Reish indica i cambiamenti di direzione: la forza di cambiare strada è una delle più importanti esperienze che l'uomo possa fare e consiste nel rivolgersi verso la giustizia e la verità dopo aver vagato a lungo nelle forze negative.

Rappresenta la scelta tra grandezza e degradazione.

Al fine di avviare il processo di disciplinare la mente è importante ricordare che si ha la scelta su cosa lasciare nel nostro cervello e cosa tenere fuori.

 

Il numero che rappresenta la Reish nella ghematria è 200.

Ghematria numero 200

Se una persona possedeva meno di 200 “zuzim” (è un'unità monetaria) veniva considerata povera: tale cifra differenziava il ricco dal povero.

Con questo si vuole indicare che comprendere la chiave di lettura della Reish significa possedere la chiave della vera ricchezza, quella che si scopre al di là della dualità dei giochi della mente.

E' anche interessante notare che 200, sempre rimanendo nell'ambito della ghematria e non nell'ordinario, è un valore che esprime 10 volte (Adam Kadmon) il numero 20 ossia la “Kaf”, funzione “penetrante”.

Possiamo quindi dire che con la Reish abbiamo la sublimazione della forma penetrante, ossia lo Spirito che penetra la materia, sublimandola. 

Abbiamo ormai compreso che entrando nella Reish stiamo lavorando nell'ultima fase delle operazioni alchemiche della grande Opera: la Sublimazione. 

La Grande Opera ESCAPE='HTML'

La scienza alchemica ci aveva introdotto con il diciannovesimo Archetipo nell'Opera al Rosso chiamata in altri vari modi: Rubedo, Suprema Grande Opera, Via dell'Assoluto, Via della Fenice.

Viene anche rappresentata come il matrimonio fra il Re Rosso e la Regina Bianca, simbolo dell’unione di maschile e femminile nella Camera Nuziale (ossia nel Tempio Sacro che è in ogni uomo).

Mentre l'Opera al Bianco, o Piccola Opera aveva per fine il ritorno dell’Anima al suo stato di purezza e ricettività originale, quello della Grande Opera è l’illuminazione dell’Anima da parte dello Spirito, che diventa UNO con essa.

Al termine di tale processo la materia (ossia l'Iniziato) si sarà trasformata in un composto stabile, di colore rosso vivo e di consistenza di cera, senza impurità.

Tale sostanza che l'Iniziato incarnerà a conclusione del processo (la cui oggettivazione avverrà nel 21° Archetipo) viene chiamata "Pietra Filosofale" o "Polvere di proiezione" o "Elisir di lunga vita" e sarà in grado di trasmutare i metalli comuni (ossia tutto ciò che incontra e non è spiritualizzato) in oro (filosofico).

Qui i conflitti vengono superati e sintetizzati in un piano superiore, al di là del tempo e dello spazio e l'Io della piccola personalità si sarà annullato nel Tutto.

E' il Fuoco (ossia il simbolo dello Spirito) che attuerà tale processo attraverso tre fasi, ripetute innumerevoli volte fino al raggiungimento della perfezione della materia:

1 - Distillazione;

2 - Coagulazione o Fissazione;

3 – Sublimazione.

La Rubedo rappresenta il momento del movimento dinamico degli opposti: prendendo consapevolezza delle proprie contraddizioni nell'Iniziato comincia ad assumere forma un senso di centralità.

Jung parla dell'incontro con l’archetipo del Sé.

La Nigredo aveva dissolto e putrefatto la materia, l'Albedo aveva purificato il prodotto della putrefazione e nella Rubedo la materia si ricompone in una forma nuova, fissandosi e quindi, sublimandosi.

Lo Spirito volatile che deve essere fissato e coagulato sta a significare che la nostra coscienza (ossia attenzione) deve penetrare completamente l’inconscio e tutto ciò che è ancora nascosto.

Il Fuoco (ossia l'azione dello Spirito) deve essere mantenuto costante e focalizzato sull'obiettivo.  

Fuoco alchemico ESCAPE='HTML'

Facendo ciò fissiamo (cioè portiamo a coscienza) il volatile e lo rendiamo durevole in modo che rimanga sempre presente.

L'Iniziato acquietando il proprio corpo fisico in modo che i cinque sensi rimangano inattivi, in uno stato di meditazione continuo ed attivo, ritira la coscienza nei veicoli sottili, per portare a termine la Grande Opera.

Il Fuoco Celeste viene ulteriormente intensificato e fatto discendere “nel fondo del vaso” o “nel buio della miniera” a risvegliare il “cadavere “, la macchina biologica addormentata, per rendere immortale la carne.

E' il grado di perfezionamento finale: la completa discesa dello Spirito Santo e la completa ascesa della Materia, l'uno coincidente con l'altra.

 

Per la Massoneria la Reish rappresenta la resurrezione del Maestro: il morto ringiovanito rivive nel Figlio della Putrefazione. 

Massoneria e Reish ESCAPE='HTML'

Tutto ciò che possiede vita esce dalla tomba dell'oblio quando avverte la tromba del grande Giudizio.

L'esperienza dei secoli conferisce agli uomini la saggezza della comprensione.

Hiram riassume la direzione dei lavori che non verranno più interrotti.

Dall'intelligenza e dalla piena comprensione di ciò che è umano nasce la “religione dello Spirito” nella quale resuscitano le credenze morte fatte rivivere.

Il Giudizio supremo giustifica la FEDE e riabilita le superstizioni disdegnate. La verità dispersa, misconosciuta sotto camuffamenti variati all'infinito, si libera luminosa e si reintegra nella sua unità.

 

Nei Tarocchi la Reish è espressa dalla Lama “Il Giudizio”.

Tarocchi Lama Il Giudizio ESCAPE='HTML'

E' la metafora della rinascita del Maestro Interiore.

L'Adamo Terrestre, creato ad immagine dell'Adamo Celeste, è destinato a risollevarsi dalla caduta che lo ha sottomesso alla schiavitù materiale e questa redenzione ci appare nelle ultime tre Lame:

Ragione divina che illumina la creatura per rigenerarla 

Spirito Santo o soffio divino che feconda le intelligenze.

Corpo, redenzione compiuta, reintegrazione nell'unità divina, la Materia spiritualizzata, glorificata, divinizzata. Perfezione realizzata.

 

Rappresenta l'ultima morte, che porta all'iniziazione integrale: la Verità camuffata sotto la molteplicità di tante diverse forme, si rivela nella sua integrità e fa risorge ciò che era trattenuto dall'ego.
 

E' l'uomo in comunicazione con lo Spirito divino, l'Antica Verità che risorge dalla tomba: antica eppure eterna poiché solo ciò che è vero è anche immortale.

L'Iniziato a questo punto non è ricettivo soltanto dal punto di vista intellettuale: applicandosi nell'opera di trasmutazione è ormai in grado di attirare a sé il Fluido Universale.

Per effetto della “proiezione” lo riflette all'esterno e tutto ciò che è trasmutabile, diventa oro: è in grado quindi di trasformare la materia morta, in oro, in vita, in Spirito Vitale.

E' lo Spirito che esce vittorioso dalla tomba della materia, la liberazione dai legami fisici attraverso la sublimazione, l'atto finale della trasmutazione dell'Iniziato.

La sublimazione è il continuo perfezionamento della materia ad opera dello Spirito.

Tutto è simbolo, penetriamo la profondità delle cose dove dorme un pensiero originale che attende di essere ridestato ed assimilato dal nostro Spirito.

Rappresenta la resurrezione, l'annuncio della nascita della coscienza superiore nella sua integrità, la rivelazione, il ciclo iniziatico concluso, anche se ancora non completamente oggettivato, è l'uomo che compie l'ultima trasformazione, questa volta in senso verticale.


Descrive il miglioramento, la crescita, l'ispirazione artistica e spirituale, il profetismo, è la fecondazione dell'intelligenza, il potere d'evocazione che fa rivivere il passato spirituale.

Si realizza qui la vita eterna, l’unione con l’Assoluto, la guarigione, la liberazione che comportano d'altronde la perdita di tutto il superfluo.

La Lama è divisa in tre parti: un angelo nelle regioni superiori, un padre e una madre in quelle intermedie ed un figlio nella regione terrena.

L' angelo è avvolto in una nube azzurrina, simbolo delle regioni superiori.

E' lo Spirito Santo, il soffio ispiratore che feconda l'intelligenza per farle discernere la verità.

La parola “angelo” deriva dal greco “ἄγγελος” che significa “messaggero”.

L'angelo rappresenta la sublimazione o spiritualizzazione della materia, poiché esso è il simbolo del “messaggio” celato dalla materia: una volta svelato l'angelo, slegandolo dalla materia che lo nascondeva, appare la rivelazione oltre il simbolo ed ecco perché viene definito il “messaggero”.


L'angelo compare anche nella sesta carta del Tarocchi: lì la freccia rappresentava la volontà mirata, ispirata dalla nostra parte angelica, qui invece troviamo un suono di tromba. 

L'Innamorato e Il Giudizio a confronto ESCAPE='HTML'

L'angelo, ossia il nostro Sè Superiore, annuncia il fenomeno della risonanza espresso dalla tromba d'oro: tutto ciò che l'Iniziato incontra e che sembra morto entra in risonanza con il suo Essere ed egli lo riporta in vita.

In una mano regge una croce quadrata simbolo dell'avvenuta unione degli opposti e che annuncia la ricomposizione in unità del quaternario degli elementi che nella carta successiva, Il Mondo, si dispiegherà completamente, realizzandosi.

Dai raggi ispiratori scendono lingue di fuoco rosse verdi e gialle che rappresentano i doni dello Spirito: forza, crescita e pura conoscenza.

Sulla fronte dell'angelo brilla il segno solare (un cerchio e un punto centrale), emblema di discernimento.

La seconda e la terza parte della Lama raccontano della nascita dell'Essere spirituale, della verità innocente sepolta, che si libera dalle ristrettezze della materia.

I corpi sono visibili solo nella parte superiore ad indicare che le gambe che permettono di camminare, di avanzare nella vita terrena, non servono più: non è in Terra che l'uomo rinato cammina, ma in Cielo.

Attraverso la sintesi dei contrari, il maschio e la femmina, il fisso e il mutevole, rispettivamente simboleggiati dall'uomo e dalla donna, nasce l'Essere spirituale trasmutato: il bambino alchemico a cui entrambi guardano assorti in preghiera.

E' il Maestro: la sua giovinezza simboleggia l'innocenza ritrovata.

E' l'androgino divino che però si presenta di spalle ad indicare che ancora non è concretamente espresso, visibile.

A destra , il padre, incarna tutta la filosofia costruttiva del passato, tutto ciò che la ragione ha concepito di profondo e di saggio.

A sinistra, la madre, corrisponde al cuore, al sentimento d'amore che le anime veramente pie hanno sempre provato.

Erede dei genitori il figlio raccoglie ciò che proviene da destra e sinistra confermandosi Maestro.

La richiesta della preghiera dei due personaggi accanto alla tomba si compirà nella Lama seguente.

Sono tutti nudi ad indicare la ritrovata condizione di purezza.

Accostandosi all'Unità il nostro Spirito si trasforma per ascendere in proporzione alla nobiltà raggiunta.

L'Iniziato qui fugge dalla mischia non per codardia, ma perchè ha compreso che l'unica vittoria concreta contro le infinite battaglie nella materia può avvenire solo dentro all'uomo e non nella proiezione collettiva che l'umanità tutta, produce senza sosta.

 

Eccoci alle Rune dove troviamo “Raido”: indica movimento e significa “cavalcata”, ma è anche all'origine di parole nordiche quali “carro”, “ruota”, “viaggio”. 

Runa Raido ESCAPE='HTML'

Rappresenta il mutamento, la promozione, la ricerca e la trasformazione continua, il progresso, la comunicazione, l'evoluzione.

Esotericamente parla di movimento continuo per il proprio perfezionamento spirituale, per la continua crescita della coscienza, per l'espansione della propria visione del mondo.

Si tratta di viaggi che riportano sempre a se stessi grazie alla ciclicità del tempo e dello spazio ed ogni spostamento indica una metafora del proprio movimento di evoluzione personale.

Rappresenta l'armonizzazione di qualcosa che ha due facce, due elementi, uomo e cavallo: l'immagine che viene evocata infatti è quella di un cavaliere che ha il controllo del suo destriero e ne determina velocità e direzione.

E' la Runa che consente l'orientamento, le proporzioni, l'ordine.

Abbraccia anche l'idea di suono ad indicare le profonde risonanze che avvengono nei processi di cambiamento e di trasformazione a livello interiore.

 

Osho esprime la Reish nel suo inconfondibile modo comprensibile a tutti.

Osho e Reish ESCAPE='HTML'

“Il cuore dell’uomo è uno strumento musicale, contiene in sé una musica sublime.

È addormentato, ma è presente: aspetta solo il
momento giusto per battere, per esprimersi, per suonare, per danzare ed è attraverso l’amore che quel momento arriva.

Un uomo privo d’amore non saprà mai quale musica ha nel cuore. Solo attraverso l’amore quella musica inizia ad essere viva, si risveglia, si trasforma da potenzialità in realtà.”

Shamballah

Shamballah e Reish ESCAPE='HTML'

Siamo approdati a questo straordinario Archetipo dopo non molte fatiche e vogliamo aggiungere alcuni particolari al già ampio ed esaustivo discorso trattato fino a qui.

La forma perfezionante non porta ad un compimento totale poichè sarebbe la fine di ogni cosa, come è stato ben evidenziato nel precedente lavoro, ma porta al contempo, sembra una contraddizione pur non essendola, al compimento di ogni aspetto della dualità frammento che voi vedete e che chiamate realtà.

Una volta raggiunta la forma finale desiderata dal vostro Spirito, che come tale ha in sé la perfezione, l'involucro materiale si manifesta in tutta la sua unicità e trascende, non ha più necessità di essere ripreso.

La forma perfezionante conduce alla cristallizzazione delle forme.

Il cristallo è la forma perfetta che nella Terra viene considerato il massimo possibile.

Sì, ci sono forme ancora più evolute che per ora nessun umano potrà toccare e che sono proprie delle regioni angeliche, arcangeliche ed oltre, ma non è questo il punto: una volta raggiunta la forma perfezionante, una volta terminato il percorso che l'artista celeste ha deciso per la propria creazione terrena, il cristallo, liberato da ogni impurità si libera dai confini dello spazio tempo per essere ammirato nella sua eternità.

Viene ammirato da tutti gli Esseri poiché contiene tutti gli Archetipi in sé e quindi, è completo.

Il dopo è solo l'oggettivazione terrena, ma il cristallo è ormai Verbo che echeggia nell'eternità dei mondi.

E' ciò che siete tutti, ciò che avete sperimentato, ciò che vi porterete come bagaglio per ogni altra avventura: è nell'Akasha ormai, per voi e per tutti coloro che, prima e dopo di voi, saranno lì per ammirarlo od impersonarlo.

E' l'Involucro Cristallino Vivente della forma pensiero che ognuno di voi ha impersonato nell'avventura terrena e che è compreso nel Cristallo unificato che comprende tutti e tutto ciò che viene chiamato vita sulla Terra.

E' la creazione vitale di quinta dimensione.
 

Con grande ammirazione

Shamballah