Crea sito

Il decimo Archetipo: IOD funzione CONCENTRAZIONE

Il video su YouTube è al seguente link:

http://www.youtube.com/watch?v=TUMSXo0Uv0g

Yod ESCAPE='HTML'

**************************

La prima parte come nei precedenti lavori  è una ricerca tratta da vari testi ed autori.

L'ultima parte invece, dà spazio alla  voce dei Maestri di Shamballah.

**************************

Lettera IOD ESCAPE='HTML'

Siamo giunti al decimo Archetipo, IOD, la cui funzione è concentrare ossia entrare dentro nel centro, condensare, raccogliere in un punto, andare verso il nucleo principale, implodere, collassare, ridurre al minimo volume.
Il passaggio dalla molteplicità al centro, espresso dalla IOD, equivale al passaggio dall'esteriore all'interiore, dalla forma alla contemplazione, dallo spaziale al non spaziale, dal tempo al non temporale.

Rappresenta il motore immobile di Aristotele, la dimensione della profondità infinita.

Gli Indù ritengono che Dio si trovi nel centro, laddove i raggi della ruota si congiungono con l'asse.

In alcuni mandala Indù il centro non può essere rappresentato ma solo immaginato, collocandolo mentalmente dal contemplatore della forma.

Mandala ESCAPE='HTML'

Per i cinesi l'Essere infinito è spesso simboleggiato da un punto di luce intorno al quale si aprono cerchi concentrici.

Il centro è l’Essere puro, l’Assoluto, il Trascendente, diffuso nello spazio-tempo materiale, che altro non è che l’irradiazione dell’Assoluto.

Senza tale riferimento naturale, lo spazio-tempo non sarebbe che privazione, vuoto nel caos.

La Iod quindi rappresenta il punto della rettificazione, la capacità di dare e di fare tutto con sapienza.

E' l'origine della capacità umana di far sì che l'ego possa venir ristretto sino a non occupare più alcuna dimensione fisica.

Nonostante le sue “dimensioni” ( la Iod è infatti la lettera ebraica più piccola)  è stata prescelta ad occupare il primo posto nel nome di Dio ( J-H-V-H).

E' l'idea principale primaria e completa, incarnata nella forma e che agisce nel mondo della forma stessa

Rappresenta la sintesi, il termine ed il principio, il destino.
Ogni forma ed ogni essere vivente hanno un punto, un baricentro in cui vengono riassunti.

Ricordiamo che il moto della vita è circolare, come insegnato dalla Ghimel ed il moto di rotazione è possibile grazie al punto fermo centrale, fisso ed immutabile, che permette ad ogni altro punto di ruotare attorno ad esso. 

E' il centro di rotazione, lo Spirito completo nella sua forma umana, il Sé superiore, l'inizio e la fine di ogni cosa esistente.

Tutto possiede un centro nel mondo della forma: il cerchio e la sfera, il centro della Terra o di una galassia, l'ombelico od onfalos nel corpo umano.

Ombelico ESCAPE='HTML'

Abbiamo quindi un Archetipo che rimpicciolisce le cose sino a farle diventare un punto che però  ne contiene l'interezza.

Tutto ciò che si contrae e si concentra appartiene a questa funzione.

Rappresenta l'Archè, il principio di genesi individuale, il nucleo spirituale dell'individualità che provoca un divenire perpetuo.

E' il principio generatore che dà il suo impulso primo all'esistenza individuale.

E' lo specchio di Dio, la prova della ragione suprema, la creazione intera.

Esprime il completamento nel ritorno all'Unità, l'insieme di una molteplicità che si è riunita nell'unità, concentrata, formando nuovamente l'Uno.

La sua forma complementare  è la FE', il diciassettesimo Archetipo, la cui funzione è ESPANSIONE.

Nel mito la Iod è rappresentata dalla storia di Giove: spinse al volo due aquile in due direzioni opposte.

Dopo aver fatto il giro del globo i due rapaci s'incontrarono nella valle di Delfi lasciando cadere la “pietra sacra” e segnando quindi il centro di quella terra.

Omphalos ESCAPE='HTML'

Una forma in geometria che può rappresentare la Iod è  il punto.

Il punto geometrico senza dimensioni è un nulla che genera il cerchio estendendosi in tutti i sensi, così come genera la linea quando si muove in senso unico.

Quindi corrisponde allo zero, la sostanza rarefatta universale, fino all'impercettibilità per costruire l'essenza intima delle cose.

E' il fondamento etereo (immateriale) di ogni materialità.

Il significato del centro è uno dei simboli esoterici
fondamentali: rappresenta l'Aleph.

L'Aleph è, come trattato ampiamente nel primo Archetipo,  l'Uno, l'origine di tutte le cose.

Aleph  ESCAPE='HTML'

Nel Cosmo ed anche negli esseri viventi esistono due moti vitali complementari di concentrazione e di espansione.

Sono due diverse energie di tipo centrifugo o maschile e centripeto o femminile, l'una dall'apparenza luminosa e l'altra dall'apparenza oscura ma entrambe funzionali.

Un moto deve sempre avere una forza opposta che ne permetta la manifestazione: il punto riassume questa forza che permette il movimento.

Il centro è il punto indiviso privo di dimensioni, l'immagine perfetta dell'Unità primigenia e finale, poiché tutte le cose ritornano all'energia principale che le ha create.

L'uomo del decimo Archetipo è tornato all'Aleph, alla perfezione originaria,  dopo il suo viaggio di conoscenza attraverso i vari  Archetipi che ne hanno plasmato l'essenza.

E' abbastanza difficile assegnare in modo univoco una lettera degli alfabeti, a questo Archetipo essendo la storia della lettera “I” ( nona lettera del nostro alfabeto) e quella della lettera “J”, per gran parte equivalenti.

La storia della “J” è piuttosto recente essendo sconosciuta a tutti gli alfabeti sino al 14° secolo e nacque essenzialmente per differenziare la vocale “I” dalla stessa, quando aveva valore di semiconsonante.

J ESCAPE='HTML'

L'origine della lettera rappresentante la Iod  era un pittogramma di una mano, ad indicare l'azione, il fare dell'uomo.

Yodh, Yud, Yod, Jodh, Jod sono le varianti della medesima lettera che occupa il decimo posto in molti alfabeti come l'aramaico, l'ebraico, il fenicio, il siriaco  e l'arabo ed il valore è proprio la “J”.

Nell'alfabeto ebraico la “J” equivale anche alla “Y” e numericamente rappresenta il 10, il numero perfetto secondo la scienza cabalistica come vedremo in seguito.

La forma geometrica che rappresenta la Iod è il decagono ed i Pitagorici fecero una scoperta che li spinse a dare sacralità a questo numero.

Decagono e sezione aurea ESCAPE='HTML'

Il lato del decagono regolare inscritto in una circonferenza è la “sezione aurea” del raggio.

La sezione aurea è un rapporto di numeri molto particolare che incontriamo ovunque in natura, in botanica, in fisica, in zoologia , in architettura, nella pittura e nella musica.

Il numero espresso dalla sezione aurea, chiamato anche numero d'oro, è irrazionale ed è  1,618..

Esprime armonia e perfezione e risulta particolarmente gradito alla vista tanto che fu usato coscientemente da molti artisti per creare opere che sono diventate immortali come  la  Piramide di Cheope.

La sezione aurea viene anche chiamata proporzione divina e Keplero la definì  uno dei due grandi tesori della geometria, insieme al teorema di Pitagora.

Leonardo da Vinci rese immortale l'uomo Vitruviano le cui proporzioni sono perfette quando l'ombelico divide il corpo in modo aureo.

Uomo Vitruviano ESCAPE='HTML'

Non possiamo non parlare della successione di Fibonacci, una sequenza di numeri in cui ogni termine è la somma dei  2 precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34....

Il rapporto tra i due termini successivi tende sempre al valore della sezione aurea.

I numeri della serie di Fibonacci li ritroviamo ovunque  in natura: nel numero delle spirali dei semi di girasole, nei petali di molti fiori, nelle scaglie dell'ananas,  ad indicare che l'architettura della natura ha un ordine matematico mai casuale ed armonico nella sua manifestazione.

Ma che cos'ha di così importante questo numero da meritarsi l'aggettivo “aureo”?

Ogni segmento formato da questo numero è sezione aurea della sua somma con la sezione aurea.

Tolta la sezione aurea, la parte rimanente di un segmento è ancora una volta la sezione aurea della sezione aurea del segmento.

La sezione aurea si auto-rigenera all'infinito per sottrazione od addizione.

La Iod è rappresentata dal numero dieci, l'Uno o Aleph ma in un'ottava maggiore.

Esprime in praticamente ogni scuola misterica, la fine di un importante ciclo dal quale scaturiscono cambi di circostanza, nuovi inizi.

Il 10 rappresenta il primo fra i numeri composti ed è oggi il fondamento del sistema decimale su cui vengono basati tutti i calcoli.

Numero dieci ESCAPE='HTML'

Il dieci, come detto, era sacro per i Pitagorici : costituiva la somma delle conoscenze umane riunite nella “nuova unità” e lo rappresentavano attraverso la “ Tetraktys”.

Tetraktys ESCAPE='HTML'

La Tetraktys è una disposizione geometrica che rappresenta la perfezione divina, la totalità,  essendo lo schema quaternario che comprende l'uno ed il molteplice, per mezzo del rapporto dei primi quattro numeri fondamentali: 1, 2, 3, 4 la cui somma è 10.

E' la chiave universale capace di rivelarci, secondo i Pitagorici, la spiegazione della totalità della vita e dell'esperienza.

Era così importante per loro, che la scuola portava questo nome ed i suoi discepoli giuravano fedeltà su di essa.

Ad ogni livello della Tetraktys corrispondeva uno dei quattro elementi:

- 1° livello: il punto superiore * il FUOCO ( l'Unità fondamentale, la compiutezza e totalità).

- 2° livello: i due punti * l'ARIA ( la dualità, i due opposti complementari, il femminile ed il maschile)

- 3° livello: i tre punti * l' ACQUA ( la misura dello spazio e del tempo, la dinamica della vita e della creazione).

- 4° livello: i quattro punti * la TERRA ( la materialità, gli elementi strutturali).

Tetraktys 4 elementi ESCAPE='HTML'

Il 10 è considerato il numero universale poiché contiene tutti gli altri ed è composto da uno, Dio e dallo zero ossia il nulla.

Rappresenta l'unità affiancata al nulla, ossia l'attività affiancata alla passività.

E' la perfezione  ma è anche l'annullamento di tutte le cose, è l'eterno ricominciare.

E' considerato perfetto in quanto riunisce in una nuova unità tutti i principi espressi nei numeri dall'uno al nove.

Secondo Guènon, il 10 è  la perfezione relativa allo spazio/tempo circolare, ossia al regno mortale e per questo motivo è  il numero che esprime la circolatura del quadrante.

I Greci chiamavano questo numero “panteleia” ossia ciò che è completo, realizzato e dedicavano la decima parte dei loro bottini come offerta per gli Dei.

Nell'Islam ci sono solo dieci animali ammessi in paradiso.

Dieci furono i miracoli che aiutarono gli israeliti in Egitto ed altri dieci nel Mar Rosso.

Gli ebrei offesero Dio dieci volte nel deserto e Mosè fu messo alla prova dieci volte.

Dieci sono i comandamenti dettati a Mosè.

Il Decimo Cielo, chiamato anche Empireo, era considerato l'ultimo dei cieli, dimora dei beati.

Era considerato una rotondità fissa, ferma e senza moto, coperto da uno splendore di luce che ogni altra sorpassava.

Dieci sono le dita delle mani che simboleggiano il fare, l'agire dell'uomo.

Il dieci è considerato nella valutazione scolastica della storia recente, la migliore qualificazione.

Passiamo alle Sephiroth.

Il triplice ternario delle Sephiroth è ricondotto all'Unità da MALKHUT il cui significato è regno, reame, regalità che sintetizza pensare, volere ed agire per realizzare l'Essere completo in potenza di divenire.

Malkhut e Adam Kadmon ESCAPE='HTML'

Questo Essere viene chiamato Adam Kadmon, Uomo Celeste od anche Adamo Archetipale.

Non possiede un'esistenza materiale ma riunisce i principi creatori divini che entrano in gioco per far nascere l'uomo.

Corrisponde all'uomo ideale, conforme al piano divino secondo il quale si costruiscono le individualità umane.

E' lo specchio di Dio, il Logos manifesto.

La decima Sephirah è anche chiamata la Regina, in quanto l'Adam Kadmon è il mediatore per eccellenza ed unisce l'infinito al finito.

Viene rappresentato con la corona che tocca l'Inconcepibile assoluto mentre i suoi piedi sfiorano il mondo materiale.

Pur essendo l'ultima Sephirah, Malkhut ha un ruolo importantissimo: costituisce la somma dei propri desideri e la percezione di ciò che manca.

E' la Sephirah che motiva ed indirizza l'operato di tutte le facoltà umane ed in chi risulta degno rappresenta il luogo ove la luce cambia direzione, passando dalla discesa all'ascesa dell'Essere.

E' quindi anche il “luogo” ove si fa esperienza della caduta, della povertà e della morte ma rappresenta anche il femminile per eccellenza, la sposa desiderata, la parte femminile di Dio.

La decima Sephirah esprime la qualità dell'abbassamento senza la quale ogni atto di governo e di potere sono destinati alla caduta che poi è il medesimo insegnamento di ogni altra dottrina conosciuta:

“Abbassati, rimpiccolisciti e troverai il Regno”.
Quante volte abbiamo sentito parlare in questo modo i Maestri storici?

E' in  Malckhut che avviene il cambiamento che permette di passare dallo stato di coscienza inferiore, a quello superiore, specchio del progetto completo divino dell'uomo.

L'essenza delle cose sta nel piccolo, che è privo di zavorre quali spazio, tempo o materia.

Per diventare grandi, dobbiamo concentrare, ridurre talmente la nostra manifestazione fisica da permettere alla Iod di manifestarsi in tutto il suo splendore.

La forma della lettera Iod è la più piccola consonante dell'alfabeto  e nel meraviglioso “Cantico dei Cantici” viene menzionata in questo modo:

“sono scura ma bella”.

Anche Gesù ce ne parla:

“io sono venuto per compiere e realizzare e neppure una Iod  resterà incompiuta”.

Nell'Ermetismo la Iod viene considerata come la genesi permanente.

Sebbene il regno dell'oggettività non gli appartenga, il figlio di Ermete non si disinteressa del turbine della vita terrena magari nascondendosi dietro al fatto che il suo Regno non appartiene a questo mondo.

Attende l'occasione per intervenire al momento giusto in modo utile, tenendosi in disparte dalla corrente che trascina la folla.

La sua iniziativa si produce quando l'ora è suonata: sa attendere il segnale che ordina l'azione.

Per la Massoneria la Iod rappresenta l'apprendista che dispiega la sua iniziativa.
Al centro di se stesso l'iniziato percepisce il focolaio ardente che corrisponde alla colonna J.

Colonna J massoneria ESCAPE='HTML'

Il suo salario di Apprendista si traduce in una fonte d' energia interiore che spinge ad intraprendere attività dure ma mai prive di opportunità.

Nel libro dei Tarocchi la Iod è rappresentata dalla decima Lama: “La ruota della fortuna”.

La Ruota della fortuna ESCAPE='HTML'

E'  la concentrazione, la somma di tutti gli altri nove Archetipi rappresentati nelle Lame che abbiamo trattato fino ad ora: infatti in un'unica immagine sono contenute le altre nove funzioni.

Le riassume concentrandole.

Essa si basa sul due ed esprime l'equilibrio della polarità.

I due serpenti che emergono dalle acque della vita, esprimono la dualità manifesta, il principio solare positivo ed il principio lunare negativo.

Essi s'intrecciano incessantemente per produrre l'evoluzione, l'espansione della vita stessa nella Conoscenza( sono rivolti verso l'alto delle cose).

Nella parte centrale di questa Lama abbiamo una ruota che simboleggia il karma il movimento continuo ed eterno della vita stessa.

Il cerchio rappresenta l'eterno principio femminile mentre il punto centrale della ruota,  l'eterno principio maschile.

Insieme formano il macrocosmo.
Esprime la fine di un ciclo e l'inizio di uno successivo, la chiusura del passato e l'attesa del futuro.

Il Bagatto trasformato nel suo pellegrinaggio in Eremita, giunge al decimo Archetipo che gli rivela il suo destino.

La ruota continua a girare, trasformando incessantemente la vita e gli eventi e diventa quindi emblema del movimento e del divenire.

Il centro della ruota, il punto in cui s'incastra la manovella che le permette di girare incessantemente, rappresenta il punto fermo dove non vi è divenire ma da dove il divenire parte.

Tutto ruota attorno a questo centro, punto di partenza per il cambiamento che esprime il mistero, come ben simboleggiato dalla sfinge dal volto umano che troneggia sopra la ruota.

La sfinge è in equilibrio, porta la corona simbolo della sua regalità sopra ogni cosa e tiene in mano la spada della giustizia e della purezza( è di colore banco).

Il volto umano della sfinge indica che il segreto che essa cela, riguarda l'uomo stesso: il volto infatti è simbolo di rivelazione (mostrarsi in volto significa infatti, farsi riconoscere).

E'  il segreto dell'uomo e della vita che l'individuo del decimo Archetipo ha raggiunto: impossibile da rivelare con le parole come ben indica la sfinge eppure chiaro all'iniziato che ha raggiunto tale stadio.

E' l'accettazione completa del movimento della vita, grazie alla conoscenza del proprio percorso interiore.
Nulla rimane uguale se non la Presenza fissa che concentra in un unico punto fisso un tutto che continua a turbinare incessante.

Le ali della sfinge denunciano la conoscenza, la possibilità di accedere alle cose celesti ed al contempo, il dominio su quelle terrene, poste al di sotto di essa.

E' l'uomo che ha raggiunto una completa padronanza su ogni cosa che sta in basso ed ogni cosa che sta in alto, avendone conosciuto il “segreto primo”, avendo avuto accesso alla chiave suprema, la Iod.

L'individuo è il risultato dell'opposizione al Tutto di cui fa parte, dell'opposizione quindi, al centro immobile, privo di dimensioni,  che permette il movimento della ruota.

Il movimento della ruota trasporta in alto un Ermanubi, che regge il caduceo di Mercurio, mentre trascina verso il basso un mostro tifoniano armato di  tridente.

In questo modo sono simboleggiate da una parte tutte le energie benefiche e costruttive che favoriscono la crescita dell'individuo, dall'altra il complesso degli agenti di distruzione  ai quali l'essere vivente deve resistere.

Nelle Rune il decimo Archetipo è rappresentato da JERA: simboleggia il completamento  di un ciclo, la rotazione dinamica che produce incessantemente il movimento della vita.

Jera ESCAPE='HTML'
Runa Jera ESCAPE='HTML'

Nulla rimane immutabile, tutto è un infinito processo di sviluppo.

Jera è la capacità dell'individuo di appoggiarsi alla consapevolezza che ogni cosa nasce e si sviluppa al momento giusto.

Jera rappresenta il contrasto eterno degli opposti che si trovano in tutti i cicli e che determinano alla fine, il giusto raccolto: ciò che è stato seminato verrà raccolto.

Rappresenta quindi il compimento di un duro lavoro fatto in precedenza e di cui si raccolgono i frutti.

E' un punto di arrivo ed un punto di partenza. Non c'è ancora alcuna direzione, ogni possibilità è aperta ma in condizioni del tutto nuove, avendo come bagaglio il raccolto del proprio lavoro.

Osho ci parla della divina e misteriosa Iod  in questo modo:
“ Porta lentamente allo scoperto tutto quello che si nasconde nelle profondità.
Dietro la tua maschera si nasconde tutto ciò che è represso.
Sotto, ben celata, c'è la bellezza della tua vera essenza.
Raggiungila”.

Shamballah

Shamballah IOD ESCAPE='HTML'

Dolce Angelica siamo giunti al decimo Archetipo la Iod.

E' un Archetipo che come hai avuto modo di studiare determina le dimensioni più piccole delle cose: rimpicciolisce la forma e poi è quello che accade quando un Angelo diventa umano.

E' necessario per vivere la vita materiale ed è per questo che viene considerato così malamente dal mondo umano che non ha compreso la realtà prima celata da ciò che voi definite piccolo nella dualità.

Come del resto tutti gli Archetipi che esprimono l'apparente dualità della forma la cui origine prima è la Beth.

Riuscire a cogliere l'importanza del piccolo, il suo vero significato nella realtà e nella verità del mondo della forma, significa arrivare allo scopo primo dell'esistenza dell'uomo.

Piccolo non significa sbagliato, non significa perdita, non significa povertà: perchè nel piccolo è concentrato, ridotto ai minimi termini l'immenso che è oltre la sfera materiale.

E' una porta d'entrata ed una porta d'uscita: dipende sempre da come riuscite a guardarla.

Arrivare a conoscere, a vivere con consapevolezza la Iod significa arrivare alla fine, al completamento dell'opera divina e quindi, alla divinità stessa.

Come ben hai compreso la Iod rappresenta il Sè superiore dell'uomo, quella parte così piccola, quel nucleo apparentemente irraggiungibile nel mondo della forma dove tutto è misurabile.

Potete dare una misura all'infinito forse?

Non ci sono strade differenti verso la Iod divina se non quella di raggiungere uno stadio spirituale tale, da rendere la forma inesistente.

In quel momento, quando il mondo della forma tace completamente nel nulla che contiene il tutto, ecco che appare lo Spirito, il Sè superiore, l'Adam Kadmon in tutto il suo splendore.

Ecco che appare l'uomo divino concepito dal Creatore che è pronto ad operare nel mondo della forma con gli attributi della divinità.

E' l'uomo divino che agisce ed opera nella materia ma è anche l'uomo che ha raggiunto la Fonte di tutte le cose, completamente rigenerato da questa Luce immortale nascosta dalla forma eppure sempre presente.

Sì, è la Fonte che l'uomo della Iod ha raggiunto, è la consapevolezza dell'Uno o dell'Aleph in tutte le cose.

E' ciò che state creando attraverso la vostra ascensione, guidati dalla Fonte che mai vi ha abbandonati.

Anche quando lo pensavate Lei era sempre lì in voi e con voi.

La  piccola Iod è l'uomo celeste, l'uomo divino: il miracolo della Fonte in forma umana.

Il Dio che celato dalla forma umana,ritorna alla consapevolezza della sua genesi.

Vi salutiamo amici carissimi, colmi di quell'amore che ogni Adam Kadmon è nel compimento della Iod.