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Socrate e gli Archetipi Viventi

In questo testo non leggerete nulla di mio, ma il discorso che Socrate fece ai suoi 11 allievi +1, prima di morire. 

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"Gli Archetpi non si devono identificare con le idee platoniche le quali sono "composte" cioè fatte di numerosi Archetipi: sarebbe come confondere gli atomi con le molecole o con i composti. Le idee vanno smontate nei loro componenti essenziali e funzionali: questi sono gli Archetipi"

Socrate in carcere ed in attesa della morte pralava con i suoi amici. 

"Conosco miei cari amici, quello che voi in sommo grado desideratein questo momento: che io vi liberi dalla paura della morte. Ebbene questa paura nasce dalla falsa idea dei contrari. In realtà le cose divengono per recoproco svolgimento. L'essere desto proviene dal dormire. Così la vita nasce dalla morte e la morte dalla vita.

I contrari, con questa visione delle cose, divengono complementari. 
E se le Anime dei vivi hanno la loro origine dai morti e i morti dai vivi, queste Anime dei morti, che noi non vediamo, in realtà esistono e si rendono visibili quando rientrano nel ciclo delle nascite. 

Se non esistesse questo scambio tra la vita e la morte e tra la morte e la vita, tutto si arresterebbe ad un basso livello e sarebbe caos.

Ma vi è realmente un processo in cui la vita si ridesta: da chi è già morto rinascono i viventi. 

Vi ho detto tante volte che apprendere non è altro che ricordare. 
In noi si manifesta il ricordo di vite passate.
E in fondo il mio metodo consiste nell'interrogare in un particolare modo la gente, così che ciascuno possa dire ogni cosa come veramente è. 
Questo metodo io lo chiamo regressione."

Socrate ESCAPE='HTML'

"Inoltre, se si conoscono e si adoperano opportune figure che io chiamo SACRI SIMBOLI (gli Archetipi Viventi), allora questo mio metodo diviene particolarmente sicuro ed efficace. 
Se qualcuno si ricorda di qualche cosa, costui deve prima, in un certo momento, averla saputa.

Quando una conoscenza nostra si viene formando nel mondo, essa è ricordo. 
I nostri sensi ci portano impressioni così non soltanto conosciamo le cose ma nella nostra mente, pensiamo anche a cose diverse che sono in un certo modo ad esse collegate. 

Questo è il pensiero analogico. 

Chi vede Platone pensa a Socrate. Chi vede il Partenone pensa ad Atene. 

Importanti sono queste corrispondenze. 
Ecco quindi un modo nuovo di osservare le cose, che io chiamo "osservazione comparata". 

E' l'unico metodo che ci permette di scoprire i SEGNI SACRI: 

Vi ricordate quando andammo a visitare l'officina ed il negozio di Pistia? 
Vi promisi che presto avremmo fatto un gioco: resta poco tempo prima della mia morte ed il gioco lo faremo qui ed ora in questa prigione. 

Siete in undici attorno a me, perchè uno se ne è andato e Platone non lo conto perchè al momento opportuno sempre se la squaglia. 
Chiameremo Pistia a fare da dodicesimo.

Comparazione Archetipi ESCAPE='HTML'

Mio caro Apollodoro, tu, che sei il più giovane, fà un salto e va a chiamare Pistia. Il negozio è vicino all'Agorà e, se insiti, Pistia può essere qui fra dieci minuti. Ma so che verrà senza bisogno d'insistere. 
Dunque, in questa osservazione comparata,il nostro gioco, noi dobbiamo sempre cercare le cose uguali.
Vi faccio un esempio: se osservo i denti di Cebete (vieni vicino ed apri la bocca) e osservo una pianta di rosa ed un ago per cucire, con quel procedimento che vi ho già nominato e che si chiama analisi , dividiamo ognuno di questi oggetti in parti e cerchiamo subito le parti che sono uguali. 

Rose, denti ed aghi hanno in comune quei pungiglioni che noi chiamiamo punte o spini. 

Queste forme PUNGENTI, anzi, questa forma, fa parte di quei pochi simboli che io chiamo "segni sacri". 

Quando avremo effettuato questo gioco vedremo che i segni sacri sono assai poco numerosi, mentre si potrebbe pensare che siano moltissimi dato l'infinito numero di oggetti che cadono sotto i nostri sensi e che sono formati dalla loro combinazione. 

Non trascuriamoli questi sensi, ci servono per scoprire la verità. 

Per mezzo delle sensazioni veniamo recuperando quelle nozioni che un tempo avevamo e che abbiamo dimenticato. 

Ve lo ripeto fino a stancarvi:ciò che l'uomo chiama "imparare" non è altro che un "ricordare". 

Non possiamo dire che siamo nati sapendo ma che in un tempo successivo, ci veniamo rammemorando di ciò che avevamo dimenticato. 

Questo porta a convincerci che prima della nascita e dopo la morte esiste qualcosa. 

Così si disperde il terrore bambinesco che la morte spazzi via ogni pensiero."

Socrate e gli Archetipi ESCAPE='HTML'

" Dovremmo casomai temere il dissolvimento delle cose complicate e composte: le forme semplici, ossia i segni sacri, non possono dissolversi e io li chiamo "invarianti". 

Invariante è quindi una cosa non composta.

Vi dicevo che i segni sacri sono pochi, ora chiarirò meglio questo concetto. Vedo che la porta si apre ed entra il nostro Pistia. 

Grazie di essere venuto. Speravo di poter fare con te questo gioco in riva all'Ilisso, ma questa stanza andrà bene ugualmente. Ripeto per voi che eravate assenti ciò che fondamentale abbiamo scoperto: un nuovo tipo di osservazione che io chiamo "osservazione comparata". 

Si tratta di scoprire in oggetti diversi le parti elementari uguali che essi possono avere. 

Così, si svelano i segni sacri. 

Prima che voi entraste stavo proprio per dire che essi sono 21 e tutti si riportano ad un ventiduesimo segno che li comprende. 

Prima parlavo di piante di rosa, di aghi e di denti: queste cose le tocchiamo e le vediamo. In esse osservando e comparando, scopriamo parti elementari uguali. 

Queste sono INVARIANTI e si colgono col pensiero". 

" Mi sembra di avere capito Socrate questo tuo metodo, gli oggetti che hai menzionato hanno una parte in comune che punge."
"Bravissimo Pistia, non dubitavo di te. Nella tua officina hai molti oggetti pungenti e spesso le vostre dita avranno sanguinato per colpa di essi. 

Quando il pensiero si stacca dal corpo può egualmente essere punto, ma non da quegli oggetti materiali. 
Agisce allora la FUNZIONE : ciò che è puro immortale, immutabile, appunto.

Parabola e Socrate ESCAPE='HTML'

La MATERIA agisce sui SENSI
la FUNZIONE sui PENSIERI.

Staccati dal corpo i pensieri agiscono per mezzo di queste FUNZIONI invarianti, semplici, indissolubili, costanti ed IMMUTABILI: 

I pensieri privi del loro scafandro corporale, hanno un luogo puro e nobile dove alloggiare, in attesa che un altro scafandro li riveli. 

Questo luogo noi Greci lo chiamiamo “Ade” o “torre di Dite” e vi è chi lo chiama “Zed Scheol” oppure “ Amenti”.

Là dimora il Dio sommamente buono ed intelligente che viene chiamato “la Divinità dal Cuore Fermo”.

Tuttavia molti uomini che sono schiavi del piacere e del dolore ed inchiodano l'Anima al corpo, non sono in condizione di giungere alla casa di Ade e di accostarsi alla Divinità.

Solo chi ama la Saggezza e contempla il Vero, il Divino, tutto ciò che non è soggetto ad opinioni, riesce a liberarsi dalla paura del dissolvimento. 

Quando si rompe uno strumento musicale e se ne spezzano le corde, l'armonia rimane. Quando un uomo muore la sua armonia rimane perché dobbiamo ammettere che nei nostri pensieri ci sono cose giuste ed eterne.

Non vi è errore nel ragionamento, ma immaturità nel ragionatore.
Di cosa è fatta l'Armonia? Non possiamo ammettere che prima degli elementi di cui è composta, essa sia già esistente? 

Attenti però, occhio alle facili analogie! Sarebbe un errore credere che l'Armonia guidi gli elementi di cui è composta. Al contrario: li deve seguire. 

Quando ero giovane mi sentivo trasportato in modo straordinario verso la scienza che indaga i misteri della natura. 
Cercavo i perché? 
Mi chiedevo se il pensiero era un prodotto dei cervelli (quasi un sudore, una ghiandola, una secrezione od una fiamma che esce da una candela) oppure se era vero il contrario ed i cervelli erano prodotti dal pensiero.

Tormentato da queste domande capii di essere diverso dagli altri indagatori. Ero inadatto alla Scienza. Gli altri dicevano che uno più uno fa due, ma per me non è così. Il “due” mi lacera come i due chiodi con cui i Lacedemoni usano, nei loro supplizi, appendere al tronco di una quercia il condannato. Non avevo il coraggio di dire che l'”unità”, quando è sottoposta ad una particolare somma diventa “due” e la stessa cosa avviene per la divisione. 

Quando l'unità viene sottoposta a questa azione non riesco a persuadermi che cessi dall'essere una. 
Del resto non credo di avere idee troppo giuste riguardo al misterioso processo in seguito al quale si costituisce l'unità. 

Una volta feci un sogno. Sognai una colla così forte che riusciva ad unire tutte le cose che erano divise, Funzionava come un gancio ed aveva un nome strano. Si chiamava “Zed Zed”. 

Mi sembra di avere scoperto il segreto dell'uno, l'ombelico del mondo, madre gravida che nasconde nel suo ventre l'uomo nuovo, recipiente che si apre quando il tempo è giunto. 

Forse così l'unità si costituisce. 

Una volta, sempre da ragazzo, udii leggere in un libro di Anassagora questa frase: 
“ La mente è causa universale”. 

Volli allora rintracciare tutto ciò che è perfetto e mi sentivo il cuore pieno di gioia, perché credevo che quel libro mi avrebbe fatto scoprire i “segni sacri”. 

Ma leggendolo vidi che s'insisteva non sul pensiero, ma su cause materiali e fisiche: aria, acqua ed altri elementi strani. Ero deluso. Avevo cercato di volgere lo sguardo sul mistero delle cose ed avevo dovuto desistere dall'impresa, Mi rovinavo gli occhi come coloro ch fissano troppo a lungo il Sole. Sentivo che bisognava rifugiarsi sul mondo dei pensieri.

Formulai la mia ipotesi: che ci fossero negli oggetti , certe qualità astratte, certi elementi legati non alla quantità, ma alla qualità, che fossero liberi dalla degradazione del tempo e dello spazio? 

Prima noi abbiamo scoperto il “pungiglione” che rappresenta la FUNZIONE PUNGENTE: 

Questa forma è pungente perché è dotata di acuminatezza cioè è aguzza.

Così FORMA e FUNZIONE sono legate: per causa della forma acuta, i pungiglioni pungono.

Tu che ne dici caro Pistia?”
“ Mi sembra chiaro come la luce del Sole!”.
“Ecco dunque il grande segreto: “ Sapere passare dalla quantità alla qualità”. 
Così quando diciamo uno più uno fa due, ci dobbiamo convincere che il due differisce dall'uno solo nella QUANTITA'.
L'uno resta in tutte le cose e non diventerà mai due.
L'aver formulato l'ipotesi mi tornò molto utile! L'ipotesi è una modalità provvisoria, se si dimostra falsa occorre trovarne un'altra.. E così, di ipotesi in ipotesi, con metodo parabolico, ci si avvicina alla Verità.

La parabola è un tiro corto che si allunga a poco a poco, raggiungendo la meta. L'iperbole è un tiro troppo lungo e la Verità se la lascia dietro alle spalle. La perifrasi gira e gira e rimane sempre alla stessa distanza dalla Verità. 

Il tiro diretto che noi chiamiamo “diabolico” spacca in due la Verità e la uccide. 
Solo con le ipotesi successive e con il tiro corto, con la parabola, che a poco a poco si allunga, potremo sperare di raggiungere la Verità.

Socrate ed Archetipi ESCAPE='HTML'

E ora amici miei, credo che sarete in grado d'iniziare il gioco. Siete in dodici ed ognuno di voi deve trovare due segni divini. Scommetto che complessivamente non potrete trovarne ventitrè o ventiquattro senza ricadere in un segno già trovato dagli altri. E se perdo la scommessa sono disposto ad accettare la proposta che Critone mi ha fatto stanotte. Questo perché sono sicuro del fatto mio. 
Osservate dunque con gli occhi i pochi oggetti che vedete in questa stanza e con la mente i molti che sono all'esterno. Osservate mura e pietre, acqua e fiumi e soffio di venti. 

Ciò che punge e ciò che è punto. 
In ciò che si muove scoprite il movimento.
Andate dal complicato al semplice ed unite le FUNZIONI alle FORME, badando alla qualità e non alla quantità. 

Ci vorrà circa mezz'ora ma i segni sacri, con la mia osservazione comparata, saranno tutti da voi scoperti. E se qualcuno ne scopre tre invece che due, sarà facile notare che quello in più ricade negli altri. 
Io vado di là a fare il bagno, a lavare il cadavere per non dare alle donne questa triste incombenza. 

Vedrete che il vostro gioco vi porta a scoperte sorprendenti. 

Vi accorgerete così che non esistono “contrari” ma solo “complementari”. 

Considererete vita e morte, vuoto e pieno, luce e buio come cose che si completano reciprocamente. Il pieno si vuota, il vuoto si riempie. 

Ma attenti a non sbagliare ed a considerare complementari cose che nemmeno si conoscono come i cipressi, che sono alberi ed i tonni, che sono pesci. Non c'è dialogo tra tonni e cipressi. 

Proprio con questo gioco, miei cari amici, il terrore della morte svanirà come nebbia al sole ed allora vi convincerete che un giorno potremo ricontrarci nella casa dell'Ade. 

Il metodo per questo incontro è la spiritualità profonda, cioè la bontà.

Quando il pensiero si stacca dal corpo può portare solo il suo “livello di bontà”. Là, nella casa dell'Ade, i nostri pensieri restano, per tutti, il tempo necessario a costruire un nuovo scafandro. La permanenza su questa terra può essere più o meno breve,. Si allunga per le biforcazioni ed i giri inutili dovuti alle false opinioni umane ed ai preconcetti. Ed ora cari amici, vi auguro di divertirvi con questo gioco!”, 

Uscito Socrate tutti si danno da fare e seguendo il metodo dell'osservazione comparata, vanno confrontando gli oggetti più strani. Dei dodici solamente uno mostra sicurezza ed aiuta gli altri: Pistia. 
Sono così scoperte le FUNZIONI adatte a 

“unire le cose, a contenerle, a farle muovere in senso rotatorio od in senso rettilineo,a renderle solide, liquide, gassose, a dar loro vita, a farle uscire dal tempo, ad agganciarle, a legarle, a pungerle, a renderle più piccole, a renderle più grandi, a misurarle, a far cambiare loro forma, a schiacciarle, a tagliarle ed infine a proteggerle.” 

Effettuato il conteggio le FORME SEMPLICI risultano VENTIDUE. Se ne vollero trovare altre, ma si ricadeva sempre nelle precedenti.

Entrò Socrate tutto profumato di sapone ed unto d'olio. 
Pistia facendo da relatore, disse il nome delle forme trovate, usando un linguaggio tecnico. 

Parlava di ganci o di ami da pescatore, di perni, di cesoie, di presse, di compassi e di molti altri oggetti della tecnica. 
Socrate era felice. 

“ Finalmente amici miei, state decifrando il significato dell'enigma di Delfi, proposto alla meditazione degli uomini da Chilone, uno dei sette saggi. Ma quando vedrete chiaramente gli Archetipi Viventi che da sempre sono in voi, e non muoiono e non nascono, allora vorrei vedere la vostra faccia stupefatta!”, 

(Tratto dal libro Archetipi: Le chiavi dell'Universo di Mairo Pincherle Macro Edizioni).