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Il dodicesimo Archetipo: LAMED funzione MISURA

Il video su YouTube è al seguente link:

http://www.youtube.com/watch?v=495uG6EbDvo

Lamed simbolo ESCAPE='HTML'

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Come nei precedenti lavori la prima parte è una ricerca estrapolata dai vari testi.
L'ultima parte dà invece “voce” ai Maestri di Shamballah.

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L' Archetipo trattato in questa sessione è la  LAMED che esprime la funzione MISURA.

Lettera Lamed ESCAPE='HTML'

Per potere dare dimensioni fisiche agli oggetti dobbiamo avere una funzione che misura le cose.
A questo scopo, sono stati creati un'infinità di oggetti ( la bilancia, il compasso, il metro ecc...).

Anche il giudizio fa parte di questa funzione, essendo la misura che la coscienza dà alle cose: è una verità sempre parziale che permette tuttavia, di scorgere l'insieme.

Ricordiamo la bilancia di Osiride che pesava il cuore di un uomo al suo trapasso.

Bilancia di Osiride ESCAPE='HTML'

Il significato del dodicesimo Archetipo rappresenta il calcolo, la misura, il mettere alla prova le proprie forze, la lotta nell'esistenza.
Anche il tempo esiste grazie a questa funzione.

Esprime l'idea di estensione, elevazione, espansione, esempio, istruzione intesa sia come insegnamento che come apprendimento.

E' lo sviluppo, l'ascesi spirituale attraverso un mutato atteggiamento nei rapporti interpersonali, la forza d' animo capace di spingerci a vincere ogni ostacolo ed a superare noi stessi.

La forma della Lamed ricorda moltissimo l'ureo egizio che  ornava la fronte dei faraoni ed indicava il potere di questi ed il possesso della terza vista, segno della loro divinità.

Ureo ESCAPE='HTML'

La Lamed è il geroglifico dell'ampliarsi, dell'estendersi intorno e verso l'alto.
Un mito che rappresenta il dodicesimo Archetipo è quello di Perseo, figlio di

Giove e di Danae, l'Anima imprigionata nella torre di bronzo del corpo e rappresenta la  personificazione del pensiero attivo, che vince la calunnia e la menzogna.
Medusa alla quale Perseo tronca la testa, è l'errore e la malevolenza che paralizzano lo Spirito.

Medusa e Perseo ESCAPE='HTML'

Dopo aver trionfato libera Andromeda, l'Anima incatenata allo scoglio della materia, nera roccia che emerge dalla schiuma dei frutti agitati del terribile oceano della vita primordiale.

Tutte le cose possono diminuire, crescere e moltiplicarsi mantenendo però la loro forma primaria (l'Archetipo celato dalla forma manifesta): anche l'uomo.

La Lamed risponde alla domanda: quanto?

La lettera “L” è la dodicesima dell'alfabeto inglese ed ebraico, dodicesima anche di quello italiano se includiamo la J e la K, come nel lavoro fino ad ora svolto con i nostri Archetipi.

Lettera L ESCAPE='HTML'

Deriva dalla lamda greca e dalla lamedh dell'alfabeto fenicio.

La forma geometrica che rappresenta la Lamed è il dodecaedro che fa parte dei cinque solidi platonici della geometria sacra.

La geometria sacra, che rappresenta una forma divina di vibrazione cristallizzata, affonda le sue radici nelle culture più antiche ed ha influenzato la costruzione di ogni genere di tempio spirituale.

Nel piano abbiamo un'infinità numerabile di poligoni regolari (figure con lati ed angoli uguali fra loro).

Nello spazio tridimensionale, invece, si possono realizzare unicamente cinque poliedri regolari, le cui facce sono costruite da poligoni regolari uguali, con angoli uguali fra loro.

I cinque solidi platonici sono:

il tetraedro (fuoco)
l'ottaedro ( aria)
l'icosaedro( acqua)
il cubo (terra)
il dodecaedro(immagine dell'Universo).

Solidi platonici ESCAPE='HTML'

La scoperta del cubo, del tetraedro e del dodecaedro è attribuita ai Pitagorici
mentre Theaetetus rivelò al mondo l'esistenza dell'ottaedro e dell'icosaedro.

Nel Timeo, di cui portiamo alcuni versi,  Platone parla dei solidi platonici:

“E alla terra diamo la forma cubica.
Infatti, dei quattro generi è il più immobile
e il più plasmabile dei corpi.
All’acqua daremo la forma che delle rimanenti
è la più difficile da muoversi
e al fuoco la più mobile di tutte
e all’aria quella di mezzo.”

Così alla terra associa la forma pensiero del cubo, all'acqua quella dell'icosaedro, al fuoco quella del tetraedro ed all'aria quella dell'ottaedro. E continua:

“Ma essendovi ancora una quinta combinazione,
il Dio si servì di essa per decorare l’universo.”

Afferma che il dodecaedro rappresenta la prima forma pensiero completa ed armonica, immagine dell'Universo.
Il dodecaedro viene considerato il punto terminale delle geometrie, il limite e quindi la misura dell'Universo. 

Secondo Gordon Plummer nella sua opera “la matematica della mente cosmica” le intersezioni dei  poliedri regolari come forme base della creazione dimostrano che “Dio geometrizza”.

Non possiamo esimerci dal menzionare la Merkaba, il corpo di Luce dell'essere umano (chiamato anche corpo glorioso o corpo immortale): un campo di Luce vivente. 

Merkaba ESCAPE='HTML'

La Merkaba è il veicolo di Luce menzionato nella Bibbia di Ezechiele.
Non si tratta di qualcosa di separato da noi, è anzi ciò che siamo, oltre la nostra percezione 3D.

Tutti noi possediamo:

un corpo fisico
uno mentale
uno emozionale

ed ognuno di questi corpi possiede forma a tetraedro, una sovrapposta all'altra.

Tetraedro ESCAPE='HTML'

La Merkaba è una serie di schemi geometrici che circondano i nostri corpi ed è creata dalla contro- rotazione dei tetraedri che la compongono.

Merkaba rotazione tetraedri ESCAPE='HTML'


La stella tetraedro mentale è di natura elettrica e maschile e ruota
verso sinistra( osservando dall'interno della forma Merkaba).

La stella tetraedro emotiva è di natura magnetica e femminile e ruota verso destra.

La stella tetraedro fisica è neutra ed è fissa.

I due tetraedri, come possiamo vedere dall'immagine creano, intersecandosi in perfetto equilibrio, una Stella di Davide tridimensionale( rimando alla visione del sesto Archetipo).

La forma geometrica più periferica che la Merkaba può raggiungere è il dodecaedro stellato.

Ciò ci conduce direttamente al nostro dodicesimo Archetipo e nella sua funzione poiché, come detto, il dodecaedro rappresenta il punto terminale, limite, delle geometrie.

Raggiungere il dodecaedro stellato, essere padroni di questa dimensione, significa poter viaggiare in altri livelli dimensionali.

E' un veicolo in grado di elevarci in un'ottava dimensionale superiore, un portale per l'Ascensione dell'Essere.

Il numero che rappresenta la Lamed è il 12.

Numero 12 ESCAPE='HTML'

Esso segna la conclusione di un ciclo compiuto e la sua ripetizione determina una totalità dinamica, cioè in grado di crescere.
Se l'anno conta dodici mesi il tempo è illimitato grazie alla sua ripetizione: è nel contempo estrema sintesi e massima molteplicità che confluiscono l'una nell'altra, senza confini.

Ecco perchè la Lamed è la funzione che misura: si ottiene una misura, che è la differenza di un qualsiasi gradiente, grazie alla molteplicità.

Nell'intero infatti, non vi è alcuna possibilità di misura.

Indica un grande livello di comprensione e saggezza in colui che ne veicola l'Archetipo.

Il numero 12 rappresenta la prova iniziatica che consente di passare dal piano ordinario a quello sacro.

Gli ostacoli che il duodenario sottende sono un incitamento per superare i propri limiti e quindi crescere.

Il 12 è un numero molto presente nell'esoterismo ed è in stretta relazione con il 3, il Ternario, poiché la sua riduzione teosofica (1+2) equivale a questo numero: esprime quindi la ricomposizione della perfezione celeste del Ternario.

Il 12 possiede un significato esoterico molto marcato in quanto è associato alle prove fisiche e mistiche che deve compire l’iniziato, grazie alle quali trasforma e trascende il suo Essere.
In molte culture antiche e presenti  i riti iniziatici si compiono all’età di dodici anni, dopo di che si entra in un’età adulta.

Iniziazione tribale ESCAPE='HTML'

Indica il completamento come segnale di fine della fanciullezza ed ingresso nella vita adulta, l'entrata nell'individualità.
Rappresenta l'entrata nel futuro, essendo il tempo, misura dell'eternità.

Il 12 quindi è un numero che esprime il concetto del tempo e della molteplicità, attraverso la sua unità di misura.

Le arti ed i mestieri assumono l'aspetto del rituale, con la loro ciclicità ripetitiva, quando sono collegate a questo numero che rappresenta quindi le feste, le ricorrenze, i riti.

Esso segna la conclusione di un ciclo compiuto e la sua ripetizione determina una totalità dinamica, cioè in grado di crescere.

Tutti gli ordinamenti ordinari o ciclici mettono come limite il 12 e se sono in una misura inferiore tendono a superarla per arrivare al dodici.

Pensiamo per esempio alla musica, dove si è passati dalla scala modale e tonale di sette note, a quella dodecafonica di 12 suoni secondo la scuola di Arnold Schonberg).

Il 12 è considerato un numero passivo ed è sinonimo di perfezione in terra ed è ben espresso dal fatto che a mezzogiorno il Sole si trova allo Zenit ( il Sole simbolo della Luce manifesta).

Zenit ESCAPE='HTML'

Abbiamo la suddivisione della mezza giornata in dodici ore, quella dell'anno in 12 mesi, la distribuzione della rosa dei venti secondo il modello numerico di 12 (Eurus, Scolans, Notus, Auster, Africus, Euroaster, Zephirus, Stannus, Ireieus, Boreas, Aquilo, Volturnus).

Abbiamo la dozzina, i 12 segni dello zodiaco, i 12 figli di Giacobbe, i 12 apostoli, i 12 titani, le 12 fatiche di Ercole, i cavalieri della Tavola Rotonda,  i 12 littori istituiti da Romolo, le lunazioni complete in un anno solare.

Nella mitologia greca dodici erano gli Dei principali del monte Olimpo, 12 i compagni di Ulisse nel suo lungo viaggio, 12 i  Cesari (gli imperatori romani), la gallina dalle uova d’oro ha dodici pulcini.

Gallina dalle uova d'oro ESCAPE='HTML'

I Giapponesi credevano nell'esistenza di 12 Dei primitivi.
La formula dodecanaria si trova nel “consiglio circolare” del Dalai Lama.

L'Alchimia tradizionale conta 12 passaggi (porte) per trasmutare l'essenza dell'uomo, la Gerusalemme Celeste ha dodici porte e la donna dell'Apocalisse indossa una corona con 12 gemme, ancora, abbiamo i 12 petali sacri del cuore.

12 petali sacri del cuore. ESCAPE='HTML'

I gruppi umani più vicini al centro mistico, secondo Saint-Yves, sono composti da dodici membri che rappresentano l'iniziazione suprema.

Si suppone che questa misura che troviamo in praticamente ogni cultura, derivi dall'antica scienza dello zodiaco in cui i quattro elementi fondamentali, apparivano in tre modi o gradi differenti, il cui risultato era appunto di 12 fattori (4 X 3).

Il dodici è uno dei numeri più ricchi di suggestioni e implicazioni simboliche e rappresenta l'universo nella sua intera complessità.
E' l'espressione della totale molteplicità che abbraccia la vita e la morte, l'alba ed il tramonto, la salute e la salvezza, la speranza e la resurrezione.
*  Come risultato di 3x4 è il simbolo della doppia perfezione: (4 mondo spaziale, 3 tempo sacro).
* Come prodotto di 5+7 esprime il potere della realizzazione.
* Mentre come 6+6 rappresenta la perfetta manifestazione.

Nell'ermetismo alchemico il dodicesimo Archetipo esprime la Grande Opera che consiste nella creazione dell'uomo, compiuta da lui stesso.

E' soprattutto la perfetta emancipazione della sua volontà che gli assicura il dominio universale dell'azoto e del magnesio, cioè un pieno potere sull'agente magico universale.

E' l'uomo che non tocca terra che col pensiero e la cui base è in cielo, è l'adepto libero e sacrificato, il rivelatore minacciato di morte, è il segno dell'opera compiuta, la Tau intermedia che riassume una prima volta i segni dell'alfabeto sacro.

Per gli alchimisti essere sempre ricco, sempre giovane, immortale era lo scopo primario della ricerca.

Mutare in oro il piombo, il mercurio e tutti i metalli, possedere la medicina universale e l'elisir di lunga vita, erano le loro analogie cardine.

La chiamavano la Grande Opera.

La Grande Opera ha un triplice significato: filosofico, religioso, naturale.
Veniva anche chiamata Opera del Sole.

Tutti i Maestri affermano che è impossibile arrivare a risultati materiali se non si è prima giunti al compimento dei primi due: nei risultati superiori abbiamo quindi come analogia, la medicina universale e la pietra filosofale.

Allora essi dicono il lavoro diventa facile, altrimenti consuma infruttuosamente la vita degli alchimisti.

Gli Alchimisti  parlano per analogie per due motivi: prima di tutto per allontanare gli adepti non pronti all'Opera ed in secondo motivo per far bene comprendere il mondo delle analogie ( il simbolismo), che è retto dal Dogma unico di Ermete.

Ciò che gli adepti chiamano materie morte sono i corpi quali si trovano in natura.

Le materie vive sono sostanze assimilate e magnetizzate dalla scienza e dalla volontà dell'operatore.

Così la Grande Opera è molto di più di un'operazione chimica, è una vera creazione del Verbo umano, iniziato alla potenza del Verbo di Dio stesso.

Ermete insegnava nella Tavola di Smeraldo:

“ Tu separerai la terra dal fuoco, il sottile dal denso, dolcemente, con molta attenzione”

“Sale dalla terra al cielo di nuovo ritorna in terra, riceve le forze delle cose superiori e di quelle inferiori.”

“Per questo mezzo otterrai la gloria di tutto il mondo e per questo da te fuggirà ogni oscurità”.

“ E' la forza forte di ogni forza, poiché essa vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida”

“ Così il mondo fu creato”.

Separare il sottile dal denso nella prima operazione, che è tutta interna, significa liberare l'Anima da ogni pregiudizio e da ogni vizio.

Questo si ottiene con l'utilizzo:
* del sale filosofico ossia della SAGGEZZA
* del mercurio ossia del LAVORO e dell' ABILITA' PERSONALE
ed infine
* dello zolfo che rappresenta la VOLONTA'.


Una volontà forte e decisa può giungere all'indipendenza assoluta e tutti noi possediamo lo strumento chimico, il grande Atanor, che serve a separare il sottile dal denso, il fisso dal volatile.

Atanor simbolo ESCAPE='HTML'

Questo strumento, l'Atanor, completo come il mondo e preciso come la matematica è dai saggi raffigurato sotto l'emblema del pentagramma o stella a cinque punte, la vera intelligenza umana.

Nella Cabala la Lamed è la più alta fra le lettere e viene chiamata “la torre che vola nell'aria” il suo valore nella ghematria è 30.

Indica misurazione, elevazione, ascensione, sviluppo, insegnamento ed apprendimento, sacrificio, perdono.

E' la potenza dell'Anima di ascendere e discendere.
E' il cuore che comprende la saggezza.

E' all'origine di ogni forza ascensionale che ci porta a superare le leggi di gravità e a scoprire la vastità della libertà dello Spirito.
La lettera Lamed esprime la certezza (o la forza di credere) che vi sia un oltre e nuove possibilità, nuovi mondi da scoprire: nel domani,in noi e negli altri.
E' fiducia.

La sua forma è  connessa con la Scala di Giacobbe la cui base toccava la terra e la cui cima arrivava al cielo e lungo la quale gli Angeli salivano e scendevano.
Con questa lettera inizia la parola “lèv, cuore” cuore che è  sede della coscienza.
E' il cuore che comprende la Conoscenza ed esprime la vera sapienza.
La conoscenza della Lamed è dunque quella del cuore, che unifica emozione ed intelletto.

Rappresenta l'arte di amare.
E' proprio il modo di relazionarci con l'esterno che ci fa raggiungere un comportamento sapiente.

La Lamed insegna a metterci in ascolto poiché la vera sapienza è nell'ascolto dell'altro e  in questo modo, dimentichi di noi stessi, rinunciamo all'ego, entrando nel mondo superiore della coscienza del cuore.

L'amore profondo trascende l'umano.
Quindi l’amore è donazione reciproca che nasce dall’accoglienza reciproca, che nasce dall’ascolto reciproco.

E l’amore tanto più è profondo tanto più trascende lo stesso umano.

In Massoneria il dodicesimo Archetipo  rappresenta la rinuncia a se stessi.
L'influenza iniziatica si esercita misteriosamente.

Passa inosservata perchè non si traduce in discorsi, nè atti che attirano l'attenzione.

L'iniziato si condanna volontariamente ad una impotenza apparente, che gli permette di agire a modo suo e con efficacia.

Il progetto che, anziché essere una vana agitazione, matura nella riservatezza e nel silenzio acquista la forza di realizzazione.

I Massoni dicono infatti che è in questo Archetipo la scienza e la filosofia della Grande Opera.

L'Essere deve auto-realizzarsi e fare compiere una rivoluzione alla propria coscienza: nascere, sacrificarsi e morire.

E' necessario decapitare l'Ego e solo un paziente apostolato può aiutare l'uomo a raggiungere questo scopo.


Nei Tarocchi la dodicesima Lama è l' Appeso.

L'appeso Tarocchi ESCAPE='HTML'

La dodicesima chiave del Tarocchi rappresenta un uomo sospeso per un piede ad una specie di forca composta da tre bastoni.

Tutto dell’Appeso compone il segno alchemico del triangolo sormontato da una croce che  in alchimia simboleggia la fine ed il perfezionamento della Grande Opera.

Simbolo compimento Grande Opera ESCAPE='HTML'

Gli egiziani la chiamavano la “ chiave del cielo”.

Questo impiccato è l'adepto, legato ai suoi giuramenti, spiritualizzato ossia con i piedi rivolti al cielo, che ha rinunciato ad ogni possedimento terreno.

L'oblio di sé permette di agire divinamente, nello Spirito.

L'iniziazione attiva detta  maschile o dorica, si ricollega nei Tarocchi ai primi undici arcani.

L'iniziando stimolato da una nobile e legittima ambizione personale dispone, se se ne dimostra degno, della suprema forza magica.

Egli è signore assoluto di se stesso e di conseguenza dominatore di tutto ciò che subisce il suo ascendente.

Col dodicesimo arcano entriamo nell'iniziazione passiva o mistica, detta anche femminile od ionica.

La personalità dell'individuo rinuncia all'esaltazione delle proprie energie, si cancella disponibile a subire dolcemente ciò che agisce in lui, ecco perchè l'immagine dell'uomo con le braccia legate.

L'Appeso è inattivo ed impotente  nel corpo perchè la sua Anima si è liberata per avvolgere l'organismo fisico in una dimensione così sottile da vedervi riflesse le energie spirituali cristalline.

L'entrata in sé conduce alla realizzazione della Grande Opera attraverso la via dorica o maschile.

L'uscita da sé vi conduce attraverso la via ionica o femminile.

L'Appeso non è più un individuo di questo mondo poiché la realtà materiale gli sfugge.
Vive nel sogno della sua idealità, cristallizzato nel suo stesso Essere, sostenuto da una potenza misteriosa.

L'Appeso non crede per istinto cieco ma da saggio che ha compreso l'importanza del sacrificio del sé, fino all'esclusione di ogni salvezza individuale.

D'altra parte non è alla conquista del cielo che mira l'Appeso la cui  testa è rivolta verso terra.

E' quindi concentrato verso l'esterno delle cose.

Il suo abbandono fiducioso si traduce in una tranquilla serenità ben espressa dal volto calmo e sereno.

Dalle tasche gli sfuggono monete d'oro e d'argento, i tesori spirituali accumulati dall'adepto che si è arricchito intellettualmente.

Poiché non ha attaccamento a nulla, semina generosamente l'oro delle idee giuste che si è fatto e delle conoscenze che si è sforzato di acquisire.

Il Cielo e la Terra si capovolgono e cambia il punto di vista sulla vita: ci si distacca da una visione del mondo ereditata dall'infanzia per raggiungere una propria verità personale, si attua una presa di coscienza.
Il silenzio collettivo sembra avere condannato ed espulso l’Appeso definitivamente, lasciandolo solo al suo destino ma egli elevato verso le cose ultraterrene, non necessita di riconoscimenti.
Egli è infatti l'autore della propria esistenza.
Non intende ricevere etichette confezionate da altri, non vuole essere usato per scopi propagandistici da questo o quel potere.
La sua diversità lo rende sospetto ed i più conformisti tendono a condannarlo ad isolarlo pubblicamente, ad esporlo al ludibrio ed al disprezzo pubblico.
Il condannato non grida, non impreca, non si divincola, non si pente, è atipico, è scandaloso, è irritante, punta l’indice contro il suo accusatore e paradossalmente lo fa salire sul banco degli imputati.
L’Appeso capovolge il meccanismo della pena e lo mette in discussione.

La vittoria dell’Appeso é di tipo spirituale.
La sua apparente sconfitta sul piano pratico, si traduce poi in una vittoria sul piano della trascendenza.
E' l'uomo che ha riconosciuto la propria Anima ed ha scoperto che al di là dell'abisso non ci sono due estremi che si toccano, vita e morte contrapposti, Cielo e Terra in antagonismo ma l'incontro di due gradini della stessa scala.
E' l'Essere che ha terminato il suo ciclo biologico ed è pronto per trasformarsi e rinascere in una forma più evoluta.

 

La Runa che rappresenta il dodicesimo Archetipo è MANNAZ.

Mannaz simbolo ESCAPE='HTML'
Mannaz ESCAPE='HTML'

E' la Runa dell'umanità e rappresenta la struttura divina completa nell'uomo, il potenziale collettivo umano, la proiezione del Sé nel tempo.
Unisce la ragione con l'intuizione creando così un collegamento fra conscio e inconscio.
Rappresenta la coscienza collettiva e l'uomo cosmico consapevole del suo collegamento col divino, co-creatore del proprio destino.
E' l'ingresso in una dimensione superiore con attributi di memoria e mentali superiori grazie al superamento di prove spesso difficili.
Rappresenta l'attivazione del proprio Christus interiore o Sé Superiore, è l'accesso alle informazioni depositate nell'Akasha ove risiedono i misteri della vita.
E' l'accesso al cuore dell'umanità superando ogni barriera ed ogni distinzione, il contatto empatico con l'altro ed il superamento dell'Ego attraverso l'intima connessione di questi rapporti interpersonali.
Terminiamo con le parole di Osho:
“ Quando ti apri all'Assoluto, esso si riversa in te. Non sei più un comune essere umano, hai trasceso. Quando hai raggiunto la tua vetta e il tuo abisso, essi s'incontrano ed allora puoi guardarti intorno, percependo l'estrema circonferenza dell'Universo. “

 

Shamballah

Shamballah e Lamed ESCAPE='HTML'

Il dodicesimo Archetipo come ti avevamo anticipato in una nostra precedente canalizzazione, ha a che fare con la molteplicità dell'Essere calato nella realtà dell'Uno.

A differenza della molteplicità che ha creato separazione, la lamed corrisponde ad una realtà in cui l'Essere, evoluto ad una forma superiore del suo stesso essere, manifesta la diversità intesa come ricchezza e non come povertà.

L'Essere del dodicesimo Archetipo ha raggiunto la vetta più alta del suo percorso spirituale e si accinge a riversare ciò che ha conquistato, nel mondo in cui vive, nella realtà in cui è calato.

Questo Essere divinizzato che opera nel mondo riesce così a trasformare tutto ciò che tocca, essendo la sua mano, la mano della Fonte, essendo il suo Verbo, uno con il divino.

Nulla di ciò che viene compiuto attraverso la lamed riesce a passare inosservato.

Questo per due motivi: il primo è la discordanza di una realtà più bassa che si misura con una realtà più evoluta.

La cassa di risonanza è elevatissima.

In secondo luogo perchè l'estrema calma, raggiunta dalla completa ascensione  dell'Essere che incarna la lamed, permette alla Fonte di agire attraverso il suo veicolo corporeo senza impedimenti, senza intoppi.

La lamed quindi è l'entrata in una dimensione superiore, tutta da scoprire.

Una dimensione che pur rimanendo quella in cui l'Essere opera, non viene più osservata con gli occhi di una mente parziale ma con gli occhi di una mente divina.

Non ci sono altre porte oltre la dodicesima poiché è il limite massimo dell'espansione dell'Essere che ha viaggiato interiormente e ha aperto quindi il varco del suo nuovo Sé che gli permette di esplorare la realtà in una forma superiore.

La misura di tutte le cose, rappresentata dal dodicesimo Archetipo, permette alla divinità che è in voi di varcare soglie e mondi sempre nuovi, cambiando semplicemente il vostro punto di vista.

Un punto di vista sempre più evoluto, fino a non avere più alcun confine, essendo la comprensione di questa porta, la comprensione della vastità dell'Universo che è fatto di multi-dimensioni che dal dentro, si esternano nel fuori, che dal basso si elevano nell'alto.

E' quindi l'inizio di una esternazione che è stata concepita e sviluppata nell'utero materno divino ed è ri-nata alla luce di un nuovo mondo.

Sì, cara Angelica, come hai ben compreso, è anche l'energia di questa grande epoca, poiché il dodici è il numero dell'entrata nella molteplicità dei mondi.

Gli uomini completi nella loro formazione interiore, riescono a scorgerne la ricchezza e le opportunità, crescendo e facendo quindi crescere tutto ciò che li circonda.

Carissima, ti salutiamo come sempre, aspettandoti al nostro prossimo incontro.